Il 2017

Il 2017 potrebbe sembrarti un anno sbagliato. Una sonata di Brahms. Per come riesce a conciliare aspetti inconciliabili con naturalezza. E un po’ per quel colore di fondo malinconico e autunnale. A osservarlo di notte, quando le strade sono nere e le luci di natale assumono tutt’un tratto quell’aria petulante, potrebbe sembrare una di quelle sonate sbagliatissime, che proprio non stanno in piedi. E invece sono bellissime. Bellissime in un modo sbagliato. Forse stai invecchiando o forse è solo quella specie di insofferenza, che ormai ti interessano solo le bellezze irregolari e sghembe.

È stato un anno in cui hai scritto poco, pochissimo. Di molte cose che ti sono successe non hai scritto nulla. Hai letto poco e male. Ma hai ripreso a leggere romanzi e non solo saggi di marketing. Hai guardato troppe serie tv e pochi film. La tua camera è il regno dello tsundoku. I giapponesi descrivono così l’abitudine di comprare libri in maniera compulsiva, impilandoli e lasciandoli non letti. È singolare come ogni lingua sia un modo di sentire il mondo e dia un certo peso specifico a “cose” che altri non riescono neppure a vedere.

Siamo gente strana.

C’è un’altra bella parola giapponese: Komorebi. È esattamente “la luce che filtra attraverso le foglie degli alberi”. Ora vorresti tanto che qualcuno potesse con la stessa precisione fiamminga dirti chi sei. Chiunque ha qualcosa da dire su come scrivi, su come parli o su come vesti. Mai nessuno che dica qualcosa tipo: sei quella luce lì, quella che filtra attraverso le foglie degli alberi. L’approssimazione continua a non piacerti.

Un anno in cui ti sei perdonata di più. Sei approdata a una nuova versione di te stessa. Sicuramente nulla di definitivo. Da qui non si vedono i finis terrae…e va benissimo così, sei ancora in divenire. Hai capito che il mondo si divide in due, quelli che nascono crescono si riproducono e muoiono e quelli che si pongono domande. Certi giorni si può dire che essenzialmente lavori mangi dormi e ti poni domande.

Un anno in cui hai rotto Linkedin, con uno status di 11 parole che ha avuto più di 100k views. È stato divertente. Hai preso le distanze dal socialnetworkismo molesto e compulsivo, non per fare esperimenti sociologici o diete digitali annunciate con le fanfare. Semplicemente perché ti annoiava. Pascal diceva che Tutta l’infelicità dell’uomo deriva dall’incapacità di starsene nella sua stanza da solo. Forse non tutta l’infelicità ma sei convinta che se la gente imparasse a starsene un po’ da sola il mondo sarebbe migliore. Ti piace ancora stare sola, fare delle cose da sola e non riesci a capire come molti facciano di tutto pur di evitare la stanza da soli. Sul lavoro ti sei ascoltata per la prima volta dirigere una rete vendita di soli uomini, conquistare la loro fiducia un passo alla volta. Ti sei licenziata. Poi hai ottenuto dalla stessa azienda una proposta migliore. Hai preso molti aerei, sei stata tantissime volte a Milano, stavi per trasferirti, hai visto molte case. In una avresti voluto piantare del basilico per tutto il resto della vita, sistemare un vecchio giradischi vicino a una poltroncina anni ’50. Un anno in cui hai capito che il lavoro non può fagocitare tutto il tuo tempo, un anno in cui ha cominciato a seminare nuove idee per un progetto solo tuo. Un anno in cui hai ascoltato per la prima volta Martha Argerich dal vivo. A Ravello, a strapiombo sul mare. È scivolata verso il piano un po’ così, con i suoi capelli lunghi, come se non le importasse di nessuno. E tu hai pianto su “Il cigno” di Camille Saint-Saens.

Hai fatto i conti con la morte e ti sei accorta che – come il sole – non la si può guardare fissamente. Hai pensato a tuo zio ogni giorno, spesso ripensi a quando li hai spiati, da bambina, baciarsi sotto il vischio. Hai sempre invidiato il loro amore. Hai imparato a respirare con la bocca quando tagli le cipolle e a mettere il bicarbonato nell’acqua del vaso per far durare i fiori. Non hai ancora imparato come fare a non rompere i collant. Ti hanno rubato l’auto, la tua migliore amica si è sposata, hai comprato un’auto nuova, hai speso troppi soldi in vestiti e libri. Ma hai smesso di comprare in catene low cost e non (solo) per motivi etici. Compri meno e molto meglio guardando soprattutto ai tessuti. Ci sei cresciuta nei ritagli di stoffe di tua madre e verso questa eredità emotiva provi un senso di responsabilità e fascinazione. Hai viaggiato molto e non solo per lavoro, sei stata in Scozia, a Lefkada, a Tivoli, Sperlonga, Ravello, Milano, Roma, e alle Maldive a dicembre. Hai attraversato il lago Loch Ness (senza “di”), hai bevuto del whisky scozzese ascoltando musica country in una chiesa sconsacrata. Hai inseguito dei pesci colorati sulla costa di un atollo in mezzo all’oceano indiano. Ti importa solo di viaggiare ancora nel nuovo anno.

Hai tagliato via persone inutili. Sei finita citata in un libro sulla comunicazione. Hai preso un personal trainer per fare crossfit. Hai fatto appassire una pianta. Hai cominciato ad ascoltare Kendrick Lamar. Continui a non essere religiosa ma se dovesse esserci un dio sei certa che è una donna e ha la voce di Joni Mitchell o di Nina Simone. Continui a capire le persone dopo due minuti che ci stai parlando e non ti piace, vorresti essere sorpresa e smentita qualche volta. È stato un anno squilibrato. Se fosse un colore sarebbe bianco.

C’è poco di puro e innocente in questo colore e molto di feroce.

Però sei viva e in perfetto equilibrio.

 

*foto di Robert Doisneau

 

 

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