Dalani, un viaggio in Oriente e il mio tattoo

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C’è tanta gente infelice che tuttavia non prende l’iniziativa di cambiare la propria situazione perché è condizionata dalla sicurezza, dal conformismo, dal tradizionalismo, tutte cose che sembrano assicurare la pace dello spirito, ma in realtà per l’animo avventuroso di un uomo non esiste nulla di più devastante di un futuro certo. Il vero nucleo dello spirito vitale di una persona è la passione per l’avventura. La gioia di vivere deriva dall’incontro con nuove esperienze, e quindi non esiste gioia più grande dell’avere un orizzonte in costante cambiamento, del trovarsi ogni giorno sotto un sole nuovo e diverso…

(Dal film Into the wild)

 

Un viaggio è sempre un viaggio nella nostra mente, nel nostro mondo interiore e chi viaggia non lo fa mai per tornare. Non si torna mai allo stesso punto da cui siamo partiti perché nel frattempo siamo cambiati.

La maggior parte della gente vive il cambiamento come una minaccia come un sisma che scuote il proprio angolo di stabilità e quiete, quella che i Guru chiamano la nostra zona di comfort.

Ma la realtà è che il modo migliore per morire è restare fermi e rigidi, non mettere mai in discussione le proprie convinzioni.

Quando l’uomo nasce è debole e duttile, quando muore è forte e rigido, così come l’albero: mentre cresce è tenero e flessibile, e quando è duro e secco, muore. Rigidità e forza sono compagni della morte, debolezza e flessibilità esprimono la freschezza dell’esistenza.

(Andrej Tarkovskij)

Viaggiare ti apre la mente, la rende permeabile e allenata al cambiamento, la nutre con la scoperta di volti, cibi, terre e umanità sconosciuti, distanti oppure vicini ad una propria intima visione o modo d’essere.

Quando Dalani mi ha contattata per invitarmi a reinterpetare il tema del viaggio in maniera personale scegliendo una meta preferita, non potevo non scegliere l’Oriente.

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Così colgo questa occasione per parlarvi un po’ del mio amore per l’Oriente 😉

Il viaggio dei miei sogni mi porta sicuramente verso Est. Cina, Giappone, Nepal, India, Indonesia sono i luoghi di cui subisco la seduzione ed il richiamo più forte che nascono da una mia passione per il pensiero orientale così diverso da quello d’Occidente.

La diversità tra i due mondi affonda le sue radici in un passato lontanissimo che ha visto delinearsi due opposte concezioni del mondo.

La logica e la concezione del mondo in Occidente sono di stampo aristotelico.

Fin dai tempi di Aristotele la scienza, la matematica, la logica e la cultura in generale si sono basate su una concezione del mondo abbastanza semplice, fatta di cose assolutamente bianche o nere, di affermazioni vere o false totalmente, di oggetti classificabili in insiemi ben definiti e con confini ben precisi.

La logica binaria, nata e diffusasi con Aristotele, si riduce fondamentalmente ad una sola legge: A o non-A. O questo o non questo. Il cielo è blu o non blu; non può essere blu e non blu. Non può essere A e non-A.

Questa logica di natura bivalente domina e persuade il pensiero occidentale. Tutto si spiega con due semplici valori 0 e 1 e tutto è riconducibile ad essi, non ci sono vie di mezzo.

Ma la vita, il mondo, il pensiero sono fatti di contraddizioni e sfumature! E questa fede binaria, chiusa nei suoi confini ristretti e rigida ha sempre prodotto dubbi e insofferenze.

La filosofia ci racconta che questa forte contrapposizione alla logica binaria ebbe inizio in realtà ancora ben prima che nascesse Aristotele, cioè circa due secoli avanti con Budda, il quale diffuse in Oriente la sua dottrina basata principalmente su un unico obiettivo: quello di squarciare il velo bivalente e vedere il mondo così com’è.

La realtà non può essere descritta come bianca o nera, perché è fatta di sfumature e la cultura orientale è più flessibile e si fonda su una logica polivante, opposta rispetto alla rigida razionalità della logica occidentale.

Il pensiero orientale, aperto al cambiamento, flessibile, positivo insieme alla pratica della meditazione hanno migliorato radicalmente la mia vita ed è un processo sempre in atto.

Non a caso il mio primo tatuaggio (sul braccio sinistro :)) è una parola giapponese: kintsugi.

Kintsugi significa “riparare con l’oro”.

I giapponesi fanno questa cosa bellissima di riparare vasi di ceramica con oro liquido.

Ogni ceramica ricostruita presenta un diverso intreccio di linee unico ed ovviamente irripetibile per via della casualità con cui la ceramica può frantumarsi.

La pratica nasce dall’idea che dall’imperfezione e dalle “crepe” della vita” possa nascere una forma migliore di perfezione estetica e interiore.

Non importa quante difficoltà hai incontrato, hanno reso la tua vita un capolavoro.

Tu sei un capolavoro.

Amarsi significa imparare ad apprezzare la bellezza che è nelle nostre imperfezioni e guardare alle nostre sofferenze come “oro liquido” o colori, se preferite, grazie ai quali possiamo ridisegnare una vita migliore e farne un’opera d’arte!

Infondo come dice anche Cohen: ”In ogni cosa c’è una crepa. È da lì che entra la luce.”

 

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